Alkemy Lab al TIM Girls Hackathon 8/07/2016

Sfida tra team di programmatrici in erba per creare la migliore app contro il cyberbullismo e per l’uso responsabile del web

Sviluppare applicazioni è un lavoro da uomini? TIM dice di no e lo fa con il suo TIM Girls Hackathon: una competizione in cui team di programmatrici alle prime armi si sfidano a colpi di codice per realizzare la migliore app.

I temi centrali dell’evento sono stati cyberbullismo e uso responsabile della rete, ambiti per cui sono state pensate le app realizzate durante l’hackathon. Bullismo, molestie e violenze hanno infatti da tempo trovato nella rete un terreno fertile in cui attecchire e, attraverso il digitale, riescono a crescere in forme sempre nuove. Degli ultimi giorni è la notizia di una nuova modalità di cyber-bullismo: la foto di un ragazzo messicano viene proposta insieme a quella delle vittime degli attentati terroristici, nonostante non sia mai stato coinvolto in nessuno di essi. Uno strano caso che in realtà sembra essere frutto proprio di un’azione di cyber-harassment, come racconta Francesca Paci nell’articolo “Chi è la vittima di tutti gli attentati terroristici?” pubblicato ieri da La Stampa. Cyberbullying e cyber-harrassment hanno quindi un grande peso nella vita di un numero sempre maggiore di persone, in particolare di giovanissimi, come lo sono le ragazze dei team del TIM Girls Hackathon.

L’hackathon di TIM è infatti dedicato a giovani ragazze, in particolare a studentesse dell’ultimo triennio delle scuole superiori, e nasce con l’obiettivo di avvicinare le donne al mondo della programmazione. Secondo le statistiche, infatti, le programmatrici sono in netta minoranza numerica rispetto ai loro colleghi uomini. TIM vuole dare il suo contributo per un’inversione di tendenza e lo fa con questo hackathon, organizzato in collaborazione con Codemotion e che fa parte del percorso di digital innovation di TIM.

L’hackathon si è fatto in quattro: la competizione di 7 ore si è svolta contemporaneamente nelle città di Padova, Firenze, Cagliari e Bari. In passato le programmatrici in erba si erano già sfidate a Roma, Bologna, Milano, Venezia, Torino, Napoli e Catania.

Donne e innovazione: binomio di successo, come dimostrano anche le storie delle donne che compongono la giuria, affermate professioniste dell’universo dell’informatica e dello sviluppo di soluzioni tecnologiche. Le Mentor hanno condiviso la loro esperienza e il racconto di come siano riuscite a superare ostacoli e pregiudizi nel loro percorso verso la leadership. Tra loro c’è anche Alessandra Spada, responsabile di Alkemy Lab e CTO di Alkemy, che insieme a Serena Orizi e Andrea Mameli hanno composto la giuria che ha valutato i lavori dei team delle giovani programmatrici che si sono sfidate a Cagliari. All’hackathon svoltasi a Cagliari e al team vincitore è dedicato anche l’articolo “Ada Lovelace Byron e le studentesse del Liceo artistico al TIMgirlsHackathon di Cagliari”.

Alkemy Lab ha scelto di approfondire il tema del cyberbullismo, conducendo un’indagine usando sia fonti ufficiali, sia conversazioni social.

Per mostrare quanto e come si sia diffuso nel nostro Paese il fenomeno del cyberbullismo, Alkemy Lab ha infatti realizzato un’infografica, partendo da dati ISTAT 2015.


VAI ALL’INFOGRAFICA ALKEMY LAB SUL CYBERBULLISMO IN ITALIA!

Un ragazzo su due ha subito un atto di bullismo almeno una volta nell’arco di un anno e, su quattro ragazzi vittime di bullismo, uno di loro ha subito atti di cyberbullismo. I bersagli più frequenti di atti di cyberbullying sono le donne e gli studenti delle scuole superiori.

Per capire come si discute sui social del cyberbullismo, il 3 aprile scorso Alkemy Lab ha “scattato un’instantanea” di una giornata delle conversazioni Twitter su cyberbullismo e sul suo corrispettivo inglese, cyberbullying.

Emerge che i tweet su questo tema vengono pubblicati da account dedicati alla lotta al cyberbullismo e al benessere psicofisico, ma soprattutto da utenti comuni, persone qualunque che si interessano al fenomeno, commentano episodi reali e condividono esperienze personali.

Gli hashtag più usati per discutere il fenomeno sono #cyberbullying, #bullying, #mentalhealth, #stopbullying e #antibullying. La lotta al cyberbullismo (#stopbullying e #antibullying) e le conseguenze di questi atti sul benessere psicologico (#mentalhealth) emergono quindi come topic chiave delle conversazioni sul cyberbullismo.

Il popolo di Twitter sta dalla parte delle vittime. Molto usato è stato infatti #halseydeactivatedparty che si riferisce ad uno specifico episodio. Il 3 aprile, giorno in cui abbiamo scattato la nostra “instantanea”, la cantante pop Halsey ha disattivato il suo account Twitter. Questa scelta è derivata dal fatto che i suoi profili social erano stati teatro di diversi atti di cyberbullismo, l’ultimo dei quali era avvenuto proprio alcuni giorni prima della disattivazione. Il popolo di Twitter ha creato l’hashtag #halseydeactivatedparty per dimostrare solidarietà verso Halsey e disaprovazione nei confronti degli atti dei cyberbulli. Compaiono infatti anche altri hashtag legati all’evento: #istandwithhalsey e #weloveyouhalsey.

Vittime e non solo contro i cyberbulli. Un hashtag usato nelle conversazioni è #GetLexRemovedFromTwitter, hashtag creato ed usato nei tweet per promuovere la disattivazione di un account spesso aggressivo e offensivo nei confronti degli altri utenti: Lex (@calumseungwan). Uno dei promotori e dei maggiori utilizzatori è l’account @5soshoodzilla. Molti dei tweet contenenti questo hashtag sono quelli che gli utenti usano per raccontare e condividere le offese e le minacce di cui sono state vittime.