Amministrative 2016: su La Stampa, l’analisi Alkemy Lab sul coinvolgimento social di candidati e cittadini 6/06/2016

L’indagine di Alkemy Lab, realizzata nell’ambito del progetto DEEP in collaborazione con Catchy e Gianni Riotta, presenta un’analisi sulla popolarità social dei candidati, sulla loro attività e sull’engagement dei cittadini durante la campagna elettorale per le amministrative di Roma, Milano, Napoli e Torino del 5 giugno 2016.

Ad un giorno dalle elezioni amministrative che hanno interessato grandi città quali Roma, Milano, Napoli e Torino analisti e politologi possono finalmente tirare le fila dei propri ragionamenti e confrontare previsioni e risultati.

Questo è il compito anche di Alkemy Lab che durante la campagna elettorale, a poche settimane dal voto, aveva scelto come campo d’indagine i social network Facebook e Twitter, analizzando la popolarità dei candidati e la risposta dei cittadini alle diverse campagne elettorali. L’analisi, con la narrativa a cura di Gianni Riotta, è stata pubblicata su La Stampa il giorno stesso delle elezioni, a poche ore dallo spoglio.

Se a Milano era stato facile prevedere il testa a testa tra Sala e Parisi, a Roma i risultati sono per alcuni versi sorprendenti. Virginia Raggi, per niente scalfita dalle parole di Matteo Renzi che l’ha definita “co.co.pro della Casaleggio Associati” stacca di dieci punti l’ex radicale Roberto Giachetti, che arriva al ballottaggio con poco vantaggio su Giorgia Meloni. La candidata di Fratelli D’Italia, indietro nei sondaggi, aveva infatti un grande vantaggio sui social.

Il sindaco De Magistris si conferma a Napoli, lasciando dietro di sé l’esponente di Forza Italia Gianni Lettieri, con cui si scontrerà al ballottaggio. Anche a Torino il ballottaggio risultava chiaro dall’analisi social: Piero Fassino vince e incontra la 5 stelle Chiara Appendino. Tutti si chiedono che cosa ne sarà della profezia dell’uscente sindaco di Torino che, rispondendo alle critiche della consigliera pentastellata, aveva detto: “Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di saper fare”, frase che ben ricorda la vecchia profezia di Fassino rivolta a Beppe Grillo e fonte d’ironia sul web: "Se vuole fondare un partito lo faccia, vediamo quanti voti prende".

L’analisi Alkemy Lab relativa a Facebook ha voluto quantificare, nelle settimane prima del voto, il livello di engagement popolare prodotto da ciascun candidato e da ciascuna città. Confrontando il numero di post pubblicati e i like ottenuti, si è ricostruita una panoramica del livello di partecipazione dei cittadini alle diverse campagne elettorali.

Come emerge da Equilibrio a Milano, Meloni attivissima a Roma: ecco chi si è mosso di più sui social network, la campagna elettorale più seguita è stata sicuramente quella di Roma: con Giorgia Meloni e Virginia Raggi che vincono il premio popolarità. La Meloni, d’altra parte, ha dato grande importanza alla sua campagna Facebook, raggiungendo un numero di contenuti postati superiore a quello di tutti gli altri candidati. Ottiene un buon punteggio anche l’ex radicale e ‘Rutelli boy’ Roberto Giachetti, a testimonianza del livello di engagement pubblico nella campagna romana.

La seconda città in ordine di discussioni sul social network è stata Milano con un testa a testa tra i due manager Beppe Sala e, con qualche scarto, Stefano Parisi. Seguono da vicino i candidati delle altre città: Chiara Appendino per Torino e Gianni Lettieri a Napoli, che tiene testa al sindaco Luigi De Magistris nonostante i pronostici.

Interessante è notare come la grande quantità di post pubblicati dagli aspiranti sindaco non ha comportato un maggior livello di engagement da parte dei cittadini. Molti candidati, infatti, sono stati particolarmente attivi su Facebook nonostante i loro post siano stati difficilmente oggetto di like e commenti da parte degli utenti. L’uso di uno stile freddo e distaccato, infatti, non paga sui social. È il caso dei politici che, per riportare e diffondere le loro interviste su Facebook condividono semplicemente il link all’articolo, dimenticando di introdurre i punti salienti della discussione e dunque restituendo un contenuto che poco si presta alla condivisione e ai like da parte dei propri sostenitori.

Altri, al contrario, memori delle passate esperienze manageriali, hanno saputo bene come sfruttare le reali potenzialità del social network. Il bocconiano Sala, ad esempio, ha riassunto efficacemente il proprio intervento al Festival dell’Energia, assicurandosi like e condivisioni: “Dal Festival dell’Energia emergono tre parole chiave: geopolitica, innovazione e sostenibilità. la sfida dei prossimi anni si gioca sulla qualità ambientale. Meno auto, più spazi verdi e investimento nello sharing. I milanesi meritano una città ancora più vivibile”.

Anche l’ex Fastweb Stefano Parisi ha usato in maniera accorta lo strumento Facebook, condividendo meno contenuti dei concorrenti ma sviluppando un alto grado di engagement. Parisi, infatti, ha cercato di impostare una forma di dialogo con i propri interlocutori sul social, organizzando momenti di botta e risposta con gli utenti. La parabola di #matteorisponde sembra essere contagiosa. “Venerdì alle 18.30 risponderò in diretta video su questa pagina Facebook. Vi aspetto per il quarto appuntamento di domande/risposte. Le occasioni migliori per rendere partecipativa la nostra campagna e il nostro programma. A venerdì!

Si sono inoltre considerate le interazioni degli utenti con i post Facebook pubblicati da ciascun candidato tra il 23 e il 29 maggio. L’analisi ha preso in esame tutti gli utenti che hanno messo reaction e like ad almeno uno dei post pubblicati dai candidati nel periodo esaminato. Ognuno di questi utenti è stato conteggiato una sola volta, a prescindere dalla quantità di post a cui aveva messo il suo like, in modo da conoscere il numero di persone che hanno dimostrato interesse nei confronti dei messaggi dei diversi candidati. Le pie chart rappresentano come la totalità di utenti unici presi in esame si “sia divisa” tra i diversi candidati.

La popolarità dei candidati secondo quest’analisi è rimasta per lo più invariata, con Meloni, Sala e Appendino che dominavano rispettivamente a Roma, Milano e Torino.

È cresciuto però lo scarto tra Luigi De Magistris e Gianni Lettieri a Napoli, con il vantaggio del primo sul secondo. Il candidato di Forza Italia gode probabilmente di uno zoccolo duro di sostenitori che ha seguito le sue campagne Facebook con continuità, minore è il numero degli utenti unici che lo hanno sostenuto.

Qual è la situazione, invece, su Twitter? L’analisi ha preso in esame il volume di menzioni o hashtag ottenuti da ciascun candidato, per valutarne la popolarità sul social network.

Le amministrative romane restano al primo posto per numero di discussioni, seguite da Milano con Sala, Parisi e Corrado. Più o meno in egual misura si è parlato di Torino e Napoli con Chiara Appendino e Gianni Lettieri rispettivamente in testa agli altri candidati della stessa città. Dato significativo è il diverso posizionamento dei candidati romani. Al primo posto su Twitter c’è Alfio Marchini, seguito da Stefano Fassina, riammesso in coda alla corsa elettorale , e Roberto Giachetti. Minor numero di mention e hashtag per Giorgia Meloni e Virginia Raggi, che dominavano incontrastate la classifica Facebook. Alfio Marchini ha fatto a lungo parlare di sé per la sua scelta di abbandonare la Ferrari per i viaggi in città durante la campagna elettorale e per i suoi interventi televisivi. L’ultimo risale al 29 maggio, quando a Domenica Live di Barbara D’Urso ha sbottato “Andate a lavorare”, rivolgendosi ai suoi avversari Roberto Giachetti e Giorgia Meloni. L’uscente sindaco di Torino, oggi impegnato nel testa a testa con Chiara Appendino, si è nei giorni prima del voto concentrato su una serie di tweet che anelavano alla continuità amministrativa e si compiacevano del sostegno del Governo: “Lo dico a te @matteorenzi: Torino continua a crescere, e lo farà anche con i fondi che stiamo ottenendo dal Governo #perAmorediTorino”.

Il team di Alkemy Lab ha poi preso in esame il numero di commenti e condivisioni Facebook e di retweet suscitati mediamente dai post pubblicati da ciascun candidato. In questo modo è stato possibile ottenere una ricostruzione ancora più puntuale del livello di engagement promosso dai candidati, confrontando i due social network.

Esclusa Giorgia Meloni, sono stati i candidati del Movimento 5 stelle, in media, ad apparire i più seguiti su Facebook, a testimonianza di un movimento nato sulla rete e capace di creare grandi comunità di condivisione e supporto dal basso.

Nel confronto Facebook-Twitter, poi, ha prevalso per tutti i politici la piattaforma targata Mark Zuckerberg, dato coerente con la natura stessa del social. Se la rete di Twitter, infatti, è costituita da frecce orientate dove è possibile seguire senza essere seguiti, Facebook è morfologicamente definita da archi non orientati: l’amicizia deve essere necessariamente reciproca. Questo aspetto favorisce la polarizzazione dei punti di vista: si è amici con chi condivide il nostro ambiente e interessi e l’algoritmo di Facebook tende a mostrarci quella parte di mondo che vogliamo vedere. Un aspetto sfruttato dai politici che non hanno bisogno di raggiungere giornalisti e influencer, bensì i loro sostenitori e la massa di cittadini polarizzati. Hanno successo su Facebook, infatti, quei politici che meglio diffondono critiche e idee di pancia, che ribaltano l’establishment e che diventano presto virali tra i loro attivissimi seguaci. Hanno spiccato a Roma non a caso Virginia Raggi e Giorgia Meloni.

La Raggi mi accusa ogni giorno di qualcosa di diverso, capisco che non abbia avuto la pazienza di leggere il mio programma, ma io sono pronta a spiegarle cosa voglio fare per la città se ha il coraggio di venirsi a confrontare con me. Sono disponibile anche a consentirle di utilizzare l’auricolare per rimanere collegata con Casaleggio”, ha scritto Giorgia Meloni.

Lo stesso Matteo Renzi pare aver ben compreso la peculiare natura di Facebook quando decide di far approdare il twitteriano #matteorisponde sulla piattaforma di Zuckerberg. Per mettere d’accordo anche i più dubbiosi sul referendum costituzionale di ottobre, il Premier ha infatti scelto di aprire un canale di comunicazione diretto più immediatamente a portata di mano rispetto all’elitario mondo di Twitter.

Attraverso gli strumenti di Alkemy Lab e la collaborazione con Catchy e Gianni Riotta è stato possibile restituire un’analisi per niente scontata sulla popolarità dei candidati sui social network e sul grado d’engagement dei cittadini: small data che, come emerge dai risultati delle elezioni, candidati e politologi non possono più permettersi di ignorare.