I candidati sindaco sul web: La Stampa pubblica l’indagine di Alkemy Lab18/06/2016

Alkemy Lab, nell’ambito del progetto DEEP, analizza la popolarità sul web e l’uso dei social network dei candidati che il 5 giugno si sono sfidati per diventare sindaco a Roma, Milano, Napoli e Torino. L’indagine è svolta in collaborazione con Gianni Riotta, Catchy, DtoK Lab e Kode.

Manca poco alla seconda tornata elettorale che interesserà grandi città quali Roma, Milano, Napoli e Torino. La nuova campagna, iniziata il 6 giugno, raggiunge oggi i suoi momenti più critici: tra chi ricerca sconfitti e vincitori; chi accusa il “popolo” di aver ceduto a un ennesimo voto di protesta e chi si impegna per sbaragliare l’avversario al ballottaggio.

In questo clima, La Stampa pubblica l’articolo con il titolo “Hashtag e campagne social, la battaglia sul web infiamma i candidati”, a firma Gianni Riotta e basato sull’analisi che Alkemy Lab ha svolto in collaborazione con il team Catchy e con il supporto di DtoK Lab e Kode, all’interno del progetto di ricerca Deep. L’indagine ha come obiettivo analizzare e narrare, grazie a Gianni Riotta, l’uso che candidati e cittadini hanno fatto dei social networks e delle ricerche web a diverse settimane dal voto, nel periodo di preparazione alle Amministrative dello scorso 5 giugno 2016.

L’analisi si è concentrata sulle settimane precedenti il voto del 5 giugno, focalizzandosi maggiormente sui candidati andati al ballottaggio: i due politici manager Beppe Sala e Stefano Parisi a Milano; la pentastellata Virginia Raggi che supera Roberto Giachetti di dieci punti percentuali a Roma; l’amato sindaco Luigi de Magistris e l’esponente di Forza Italia Gianni Lettieri a Napoli e, per Torino, il sindaco Piero Fassino e la candidata del M5S Chiara Appendino.

Analisi dei dati social

Su Facebook, un’indagine ha riguardato l’andamento nelle settimane precedenti al voto del numero medio di like per le coppie di candidati passati al ballottaggio.

In questo modo è stato possibile ricostruire, nel periodo di tempo che va dal 18 aprile al 6 giugno, la popolarità Facebook dei candidati. Come risulta evidente nel grafico sopra riportato, l’esponente che maggiormente si è distinto per numero medio di like ai propri post è Virginia Raggi. Risulta immediatamente chiaro da quest’indagine l’attivismo polarizzato dei sostenitori del Movimento, che negli ultimi giorni hanno allestito, citato a gran voce e fortemente pubblicizzato la chiusura della campagna elettorale in Piazza del Popolo. I dieci punti percentuali di distacco da Giachetti sembrano confermarsi nella battaglia per i ‘mi piace’ su Facebook.

Il dato, è bene ricordarlo, si riferisce ai candidati arrivati al ballottaggio: a Roma, infatti, come sostenuto in “Equilibrio a Milano, Meloni attivissima a Roma: ecco chi si è mosso di più sui social network”, anche Giorgia Meloni era stata in grado di affermarsi fortemente su Facebook, superando la stessa candidata del Movimento 5 stelle. Se analizziamo, infatti, il numero di reaction e like ottenuto da ciascun candidato nella settimana immediatamente precedente al voto, troviamo al primo posto proprio l’esponente di Fratelli d’Italia.

Su Twitter, invece, la popolarità dei due candidati romani arrivati al ballottaggio risulta quasi alla pari, con un vantaggio della Raggi negli ultimi giorni prima del voto. L’analisi è stata ottenuta rapportando il numero di citazioni ― mention e hashtag ― dei due candidati sul social network dei 140 caratteri.

Il sostegno di Renzi non ha di molto favorito il romano e romanista Giachetti, che alla ricerca di voti tira in ballo il vero re di Roma: Francesco Totti. Il capitano della ASRoma, infatti, ha affermato di sostenere la candidatura della città alle Olimpiadi: un obiettivo lungimirante per riportare la Capitale alla sua grandezza. Non è sfuggita a Giachetti la frase del Numero 10, che presto ha ribattuto su Twitter: “Le olimpiadi sono un’occasione storica per Roma, ha ragione #Totti. Dire di no per paura sarebbe un danno enorme #iocicredo”.

Virginia Raggi, d’altra parte, sembrerebbe avere la vittoria in tasca, per via degli esponenti della destra, come Salvini e Brunetta, che dichiarano di opporsi a Renzi in tutte le città. Tutto dipende, però, dai movimenti della candidata prima del 19 giugno. Il #vinciamonoi, presto sostituito dal #vinciamopoi, delle scorse Europee non sembra nell’aria: Il Movimento ha finalmente imparato la lezione?

Teso è il testa a testa tra Sala e Parisi su Twitter, che si combatte a colpi di post e like.

Il risultato elettorale del 5 giugno, che ha visto Beppe Sala ottenere il 41,7 % contro il 40,78% di Stefano Parisi, sembra l’ultima testimonianza, nelle grandi città analizzate, della vecchia politica bipartica. A colpi di temi si scontrano il candidato del Partito democratico e quello di Forza Italia: entrambi sostenitori di una politica che trasformi Milano in una città smart, verde e trasparente. Se Parisi vuol rafforzare la sicurezza e valorizzare gli spazi per la cultura, Sala desidera far leva sul successo di Expo per ottenere una sempre maggiore proiezione internazionale. Non tutti si aspettavano che il vantaggio di Sala su Parisi sarebbe stato così scarso; sicuramente non se lo aspettava Matteo Renzi che, sceso a sostegno del candidato Pd, aveva detto: Vincere è un calcio di rigore. Non sbagliatelo. Un rigore che, come scrive lo stesso Parisi, Forza Italia e la destra unita sembrano proprio aver parato. Adesso, palla al centro, si attendono i risultati del ballottaggio. Certo è che perdere Milano sarebbe una grande sconfitta per il Presidente del Consiglio.

Ad essere già scritta, invece, è la sconfitta del Pd a Napoli, dove arrivano al ballottaggio i 5 Stelle con Luigi de Magistris e Forza Italia con Gianni Lettieri.

Su Twitter la popolarità di de Magistris sovrasta per tutto il periodo quella di Gianni Lettieri, che tuttavia ha un colpo di coda l’ultimo giorno prima del voto. La politica di attacchi al Premier di de Magistris non sembra aver influito negativamente sulla popolarità del sindaco di Napoli. Su Google trend la campagna elettorale dello stesso si caratterizza per una serie di impennate che si riferiscono spesso ai suoi attacchi al Segretario del Pd: come quando a un comizio aveva affermato la necessità di restituire il potere al popolo del Sud, intimando a Matteo Renzi di andare a casa. Parole da cui aveva preso le distanze anche Gianni Lettieri.

Il candidato di Forza Italia, tuttavia, è riuscito a tener testa alla popolarità di de Magistris, sostenendo temi cari ai napoletani. È il caso delle case popolari che, ha promesso Lettieri, con lui sindaco diverranno proprietà degli inquilini. Puntare sulla casa spesso paga, come insegna Silvio Berlusconi.

La vittoria più grande per il Pd risulta ad oggi essere quella di Torino, con Piero Fassino che non passa al primo turno ma ottiene un buon 41,83% contro il 30,92% di Chiara Appendino. Su Twitter la battaglia è stata aperta e ha sembrato favorire la candidata Pentastellata, forse anche in considerazione del diverso target a cui si rivolgono tradizionalmente le due liste.


In quanto politico di lunga data, Fassino sembra aver compreso subito chi fosse il suo reale avversario, cercando di combatterlo con le sue stesse armi. Questo è probabilmente l’obiettivo di #chiediapiero, l’hashtag con cui il candidato Pd ha attivato su Twitter un processo di botta e risposta con gli utenti simile a quello di #matteorisponde, impegnandosi a rispondere anche con video in diretta.

Un contatto diretto con i cittadini amplifica, infatti, quell’effetto small world tanto caro ai 5 Stelle, che utilizzano una comunicazione basata sull’emotività e il coinvolgimento popolare.

Ma di che cosa hanno parlato effettivamente i candidati sui social per ottenere tanta popolarità? L’ulteriore analisi di Alkemy Lab si è concentrata sugli hashtag utilizzati nella settimana prima del voto dai candidati arrivati al ballottaggio.

Oltre ai temi portati avanti dai vari esponenti, è interessante notare i trend generali di utilizzo del social network da parte dei candidati. Sono in molti, ad esempio, ad utilizzare quello che viene definito un new media per mantenere un contatto diretto con i media tradizionali: per far sintonizzare i supporters sui programmi Tv in cui saranno protagonisti, far conoscere quanto affermato in Tv al popolo della rete o per ottenere l’attenzione dei giornalisti utilizzando espressioni ad effetto di 140 caratteri.

Alcuni candidati, inoltre, pongono l’accento su diversi aspetti del campaigning: punti del proprio programma elettorale o hashtag legati alla propria dimensione identitaria e valoriale. A Roma, ad esempio, si parla di corruzione e trasparenza, con i due candidati che affermano di aver aderito alla campagna “sai chi voti”, petizione web che richiede agli aspiranti sindaco di pubblicare il proprio curriculum vitae, lo status penale e una dichiarazione sui potenziali conflitti d’interesse. Tutti i candidati al ballottaggio, eccetto Stefano Parisi, hanno attualmente aderito alla campagna. A Torino si parla di lavoro e integrazione: Chiara Appendino dichiara che il primo atto amministrativo sarà tagliare del 30% i portaborse della politica per creare un fondo per inserire i giovani nelle #PMI; Fassino commenta la tornata elettorale austriaca affermando la propria dimensione identitaria: “In #Austria per poco non hanno vinto posizioni xenofobe. Dobbiamo rispondere a queste ansie con lavoro per #integrazione e sicurezza”.

Le sole inferenze derivate dai dati social non possono certo dirci chi vincerà al ballottaggio, ma rappresentano certamente uno degli indicatori da tenere in considerazione quando si parla di politica o, meglio, quando si parla di qualsiasi questione che riguarda gli esseri umani, da sempre connessi in reti sociali e oggi sempre di più in quelle virtuali.

Analisi mappe elezioni amministrative

Cosa hanno preferito alle urne gli elettori e in quanti hanno scelto di usufruire del diritto/dovere del voto è quello che dicono le mappe, fornendo dati certi e aggiornati sia sull’ultima tornata elettorale, che sulla precedente.

Le votazione nella Capitale dicono che Virginia Raggi domina sia nel quartiere in cui è nata (San Giovanni - Appio latino) sia nel quartiere in cui si trova a vivere ora Ottavia. Stravince al mare, X municipio in cui raggiunge il 43% delle preferenze.

Roberto Giachetti vince al centro, nei municipi I e II e nei quartieri tradizionalmente più ricchi, forse in controtedenza con la storia della sinistra: Prati e Parioli in primis, ma anche Circo Massimo e Monti. Sul colle del Gianicolo, d’altronde, Giachetti è nato, proprio sopra Regina Coeli come da buon romano. “A via de la Lungara ce sta ‘n gradino, chi nun salisce quello nun è romano, nun è romano e né trasteverino” recita il detto.

Il XV municipio, dove Gianni Alemanno e la destra aveva stravinto nelle amministrative del 2013 distribuisce le preferenze tra Raggi, in vantaggio, Giachetti e Meloni.

A Torino il confronto tra le due mappe dà subito un’immagine limpida, riassumibile nelle parole di Chiara Appendino: “#Fassino dovrebbe preoccuparsi degli oltre 90mila voti che ha perso dal 2011 [ … ]”.

La situazione di Napoli è diversa. Pianura e San Pietro a Patierno: Lettieri mantiene il vantaggio assoluto su de Magistris. Nei quartieri centrali e ricchi de Magistris ha mentenuto la sua forza, ma che ne è delle periferie? Forse il programma di Lettieri è più forte su questi territori.

Milano si conferma divisa tra Parisi e Sala in maniera quasi omogenea. L’area maggiormente schierata è quella del Municipio 3, dove Sala conquista ben 6 punti di scarto rispetto a Parisi, e che già nel 2011 era stato il Municipio a mostrare il maggiore sostegno a Pisapia.