#MadeinOlivetti: sulle orme di un innovatore10/05/2017

L’edizione 2017 dell’Adriano Olivetti Day è in programma a Brescia l’11 maggio. Un focus di Alkemy Lab sulla figura, sul pensiero e sulle tracce dell’industriale italiano per eccellenza.

Brescia celebra la figura di Adriano Olivetti con l'edizione 2017 dell'evento Adriano Olivetti Day in programma giovedì 11 maggio. Tra i promotori anche Francesco Beraldi, presidente di Alkemy Tech e fondatore di O2e, che proprio in Olivetti ha iniziato la sua esperienza lavorativa e che porterà dunque la sua testimonianza insieme agli altri illustri relatori.

Chi era Adriano Olivetti? Che ruolo ha giocato nella vita economica, politica e culturale dell’Italia del ‘900?
Impresa, Innovazione, Utopia, Coraggio sono le parole chiave che possono ben sintetizzare la vicenda umana e professionale di Olivetti.

Il nome fa subito pensare alla celebre azienda simbolo del Boom economico, quella stessa azienda che, partendo dalla costruzione delle macchine da scrivere, arrivò nei primi anni ‘60 alla realizzazione di quello che è considerato il primo personal computer della storia: l’Olivetti Programma 101. Passi da gigante, e non in senso metaforico, visto che Adriano Olivetti un gigante lo fu davvero.

Lo si potrebbe definire “figlio d’arte”. Il padre, Camillo Olivetti, certamente giocò un ruolo fondamentale nella sua formazione e nello sviluppo delle sue inclinazioni. Appartenente ad una agiata famiglia ebraica di Ivrea, è Camillo il fondatore dell’azienda nel lontano 1908. Ma non solo. Gli interessi di Camillo Olivetti per la politica e per la cultura, oltre che per economia e impresa, si riflessero pienamente su Adriano. Sul settimanale Azione Riformista, fondato proprio dal padre ad Ivrea, Adriano iniziò a scrivere con lo pseudonimo di Diogene sin dal 1920. Fu la prima di una lunga serie di esperienze che lo portarono ad intessere contatti con alcuni dei più noti intellettuali dell’epoca, e a rientrare egli stesso a pieno titolo tra di essi.

Dai libri di Adriano Olivetti è possibile intuire le sue idee e la sua spinta innovatrice. L’Ordine politico delle Comunità è la sua opera cardine, nata in un periodo delicato sia per la storia personale dell’autore, sia per la storia del Paese. Era il 1944 ed era in esilio in Svizzera. L’Italia non era più un luogo sicuro per lui, visti i legami con esponenti antifascisti e i tentativi di contatto con le forze Alleate per proporre il suo progetto per la rinascita dell’Italia.

Ad arricchire ancor più la sua visione del mondo furono i viaggi: tra il 1925 ed il 1926 Adriano parte per gli Stati Uniti con l’obiettivo di imparare l’inglese e accrescere il suo bagaglio di esperienze.

Sarà il primo di una lunga serie di viaggi compiuti per i motivi più disparati, dalle fughe dal regime fascista, ai viaggi di studio e alle trasferte transoceaniche per acquisire aziende e far crescere la propria rete finanziaria. Ma i viaggi hanno avuto un ruolo centrale nella biografia di Olivetti fino alla fine. Era infatti in un treno diretto in Svizzera quando, il 27 febbraio 1960, Adriano Olivetti avvertì un malore che lo portò in poche ore alla morte. La sua azienda era stata da pochi giorni quotata in Borsa e da lì a qualche mese avrebbe raggiunto risultati insperati, ritagliandosi un ruolo di primo piano a livello mondiale.

Grazie alla sua figura, e ai prodotti di successo realizzati dall’azienda anche dopo la sua scomparsa, Olivetti è diventato oggi sinonimo di impresa innovativa, ma anche di design. Basta infatti dare un’occhiata a come viene utilizzato il termine Olivetti sui social che puntano sulla condivisione delle immagini, per avere un’idea di quanto il termine sia utilizzato fuori dal canonico contesto imprenditoriale. Su Instagram e su Flickr, ad esempio.

È evidente che la macchina da scrivere continua ad avere il suo fascino. Tra le parole e gli hashtag associati ad Olivetti, typewriter è tra quelle più diffuse su entrambi i social, insieme a design, vintage e Italy, a conferma di quanto Olivetti sia sinonimo anche di “made in Italy”.

Ciò che forse più del resto contraddistinse la figura di Adriano Olivetti fu la sua capacità di trasformare l'organizzazione aziendale. Da giovanissimo, alla luce delle sue esperienze, propose al padre un piano di rinnovamento che conducesse ad una riorganizzazione del sistema. Le proposte di Adriano si scontravano però con l’assetto della fabbrica, nella quale avevano un grosso peso alcuni collaboratori fidati. Primo fra tutti Domenico Burzio, primo direttore tecnico della Olivetti e braccio destro di Camillo Olivetti. Un confronto non facile tra due generazioni diverse.

Adriano infatti aveva progetti molto più ambiziosi. Propose al padre di ridimensionare il ruolo dei collaboratori storici e assumere ingegneri e altre figure che avessero conoscenze e competenze adeguate per sviluppare il nuovo paradigma che aveva in mente. Camillo acconsentì e dal 1927 Adriano iniziò a trasformare una semplice fabbrica locale in una vera e propria industria, con sedi e contatti anche all’estero. L’applicazione del modello diede i suoi frutti, visto che l’azienda superò il duro periodo successivo alla crisi del ’29.

Le innovazioni di Adriano Olivetti avevano infatti inciso anche sui modi di produzione, puntando ad un sistema che salvaguardasse sia la qualità dei prodotti sia il benessere psico-fisico dei lavoratori. Era l’embrione di quello che sarebbe diventato lo stile olivettiano del fare impresa, lo stile della “fabbrica aperta”, volto alla realizzazione di una comunità che fosse molto di più che un insieme di lavoratori. Studiosi e esperti hanno utilizzato diversi termini per indicare questa visione tutta olivettiana di fare impresa, una sorta di “Umanesimo industriale” che avesse in sé il giusto mix tra attenzione alla produzione e attenzione al capitale umano.

Come emerge dai suoi discorsi e dalle sue opere, infatti, Olivetti vedeva la fabbrica come un ambiente fondato “sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell’azienda” e come un soggetto che “pur agendo in un mezzo economico e accettandone le regole, ha rivolto i suoi fini e le sue maggiori preoccupazioni all’elevazione materiale, culturale, sociale del luogo ove fu chiamata ad operare (A. Olivetti, discorso ai lavoratori di Pozzuoli, 1955).

Una visione, quella di Olivetti, che si è forgiata con le esperienze oltreoceano, ma che allo stesso tempo si è arricchita assumendo un “volto italiano” grazie all’attenzione riservata alla persona e all’influenza del contesto in cui l’azienda si trovava ad operare. Una delle caratteristiche delle fabbriche di Olivetti era infatti il rapporto stretto con il territorio in cui erano poste. Basti pensare all’importanza che ha rappresentato per Ivrea e per il suo circondario la presenza della Olivetti. Perché non di semplice fabbrica si trattava: attorno alla Olivetti è nato un mondo. In senso figurato ma anche in senso letterale visto che Adriano Olivetti diede prova anche di essere un fine urbanista. A tutto ciò si affiancavano i numerosi servizi di assistenza per gli operai e per i loro familiari.

I risultati dell’applicazione di questo nuovo paradigma del fare impresa furono concreti. Si stima infatti che dalla fine degli anni ’40 alla fine degli anni ’50 la capacità produttiva della Olivetti sia cresciuta del 580%, e che con l’apertura al mercato estero il volume delle vendite fosse aumentato del 1033%.

Ancora oggi sono molte le realtà che si richiamano alla figura di Adriano Olivetti. Innanzitutto l’azienda, ma anche Edizioni di Comunità, la casa editrice da lui fondata, e ancora la Fondazione che da lui prende il nome e che custodisce l’Archivio Olivetti. Una vera e propria miniera di informazioni.

Si tratta di realtà interessanti da analizzare anche dal punto di vista della comunicazione. Basta dare uno sguardo al modo con cui interagiscono sui social network per capire quanto sia ancora significativa la figura di Adriano Olivetti ed il ruolo giocato dai pilastri della filosofia olivettiana.

Su Twitter la maggior parte degli hashtag collegati al termine Olivetti riguardano l’innovazione. Compaiono spesso #iot, #internetofthings, #bigdata, #cloud, e si discute anche di #digitaltransformation, il tema dell’edizione 2017 dell’Adriano Olivetti Day. Non mancano poi i riferimenti ai prodotti dell’azienda, sia attuali, come #olibook, #M1030, #olipad, sia storici come al mitico Programma 101 con #p101.

Su Facebook si nota invece una predominanza dell’aspetto culturale, con tematiche legate al concetto di comunità e, in particolare, alla casa editrice che ha raccolto l’eredità culturale di Adriano Olivetti. I termini più diffusi in questo ambito sono appunto comunità, fondazione, archivio, edizioni. Questo anche grazie all’attività delle pagine Facebook della Fondazione Olivetti e delle Edizioni di Comunità. Significativi anche i termini generali più ricorrenti, da impresa a futuro, da città a lavoro, da uomo a storia, legati anche alle opere di Olivetti, ancora oggi molto attuali. Dimostrazione di quanto sia ancora forte la traccia lasciata da quest’uomo, che da Ivrea ha contagiato il mondo con la sua visione.

Riferimenti