Tra Twitter e ISTAT: i dati sul lavoro nell’Italia del #postreferendum28/12/2016

Uno sguardo ai dati ISTAT sul mercato del lavoro in Italia nel III trimestre 2016, e sulle conversazioni social attorno ai più dibattuti temi del lavoro.

La pubblicazione dei dati ISTAT sul mercato del lavoro in Italia nel III trimestre 2016 è stata lo spunto per esaminare più da vicino questo ambito della vita sociale del Paese. Ambito attorno al quale anche gli utenti dei social network discutono animatamente. Ecco il risultato dell'analisi di Alkemy Lab condotta in collaborazione con il team Catchy e pubblicata sul sito di informazione riotta.it con il titolo "Tra Twitter e ISTAT: i dati sul lavoro nell’Italia del #postreferendum".


Puntualissimo come sempre, l'ISTAT ha diffuso il report contenente i dati sul mercato del lavoro in Italia relativi al terzo trimestre del 2016. Dati che arrivano in un periodo, quello dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre, particolarmente incerto per la vita politica nazionale.

Il report fotografa la situazione del mondo del lavoro nel Paese e le evoluzioni intercorse tra luglio e settembre in uno degli ambiti che più è stato interessato dalle riforme dello scorso Governo,suscitando l'interesse dei media. Quello del lavoro è infatti un tema particolarmente caldo e ogni punto percentuale si presta a interpretazioni, analisi e non poche critiche.

Meritano uno sguardo dettagliato i dati a livello territoriale, in particolare per quanto riguarda i tassi di occupazione, disoccupazione e inattività. I report diffusi da ISTAT permettono infatti di approfondire la situazione regione per regione, sia considerando i tassi nel totale sia evidenziando i dati relativi al genere.

Basta dare un’occhiata alle gradazioni di colore della mappa per avere una conferma che la definizione dell’Italia come “paese a due velocità” non è solo un cliché.

La regione che nel III trimestre 2016 presenta il tasso di disoccupazione maggiore è la Sicilia, con il 21,9%, seguita a ruota dalla Calabria con il 21,7. Tassi quasi il doppio della media nazionale. Considerando il genere, la Calabria è però la regione in cui è più alto il tasso di disoccupazione femminile che si attesta al 25%, a fronte del 19,6% di quella maschile.

Fa eccezione la Basilicata che con il suo 12% si conferma come la regione meridionale con il minor tasso di disoccupazione. Il Trentino Alto Adige è invece la regione che presenta il dato più basso, con un tasso di disoccupazione al 4,2%.

Anche l’analisi della distribuzione territoriale del tasso di occupazione fa emergere la forte polarizzazione geografica, presentando agli antipodi la Calabria con il 39,7% di occupati e il Trentino Alto Adige con il 71%.

Come ha notato lo stesso ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, anche dopo il Jobs Act le differenze tra Nord e Sud continuano dunque a caratterizzare il mercato del lavoro. In questo contesto si giustificherebbe dunque uno degli ultimi atti dell'ex Governo, ossia l'inserimento in legge di Stabilità degli sgravi contributivi totali, come quelli che erano stati disponibili con il Jobs Act per gli assunti a tempo indeterminato nel 2015 in tutta italia, ma stavolta riservati alle nuove assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni del Meridione.

Merita particolare attenzione il tasso di inattività relativo a quella fascia di popolazione che non lavora e non è in cerca lavoro. È la sua diminuzione che ha fatto registrare nei mesi scorsi un lieve aumento sia del tasso di occupazione che di quello di disoccupazione. C’è dunque più gente interessata a trovare un lavoro.

Ancora una volta la maglia nera va alla Calabria con un tasso di inattività al 49%, mentre considerando i dati divisi per genere è la Sicilia a presentare il tasso più alto di inattività femminile: 63,5%. Pur permanendo le differenze tra Nord e Sud per questo indicatore la separazione appare meno netta, con regioni quali la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia con tassi tra il 30,2 e il 31,4% ben più lontane dal 25,9% registrato dal Trentino Alto Adige.

Per sondare il tenore della discussione sui social network attorno a questi temi si è preso in esame Twitter, particolarmente utilizzato per discutere di temi di stretta attualità. Si sono dunque analizzate le conversazioni in cui si discutesse di lavoro, occupazione e disoccupazione in relazione al termine ISTAT, intercorse nell’arco di tempo tra il 23 ottobre ed il 7 dicembre 2016.

Tra gli hashtag più utilizzati, oltre quelli riguardanti i temi generali della ricerca come appunto #istat, #disoccupazione, #lavoro e #occupazione, notiamo subito un nutrito gruppo di hashtag legati all’attualità politica del Paese. La presenza di #renzi non lascia dubbi sul fatto che numerosi utenti mettano subito in correlazione i dati sul mercato del lavoro con le politiche del governo e direttamente con il Presidente del Consiglio. Anche #passodopopasso rimanda a tweet che, sottolineando il segno positivo di alcuni dati, evidenziano le tendenze in crescita nell’economia nazionale.

Da segnalare anche la presenza di #cosedilavoro. L’hashtag è utilizzato su Twitter per caratterizzare le discussioni che gli utenti intavolano su questioni riguardanti il mondo del lavoro in Italia, acquistando di volta in volte connotazione positiva o negativa passando da tweet strettamente informativi a tweet che ironizzano sulla situazione politico-economica.

Merita di essere approfondita soprattutto la presenza di #jobsact tra gli hashtag più diffusi. Un argomento strettamente legato al mercato del lavoro ma sempre attuale, visto che la riforma del lavoro varata dal governo Renzi è tra le politiche che più hanno suscitato critiche e dibattiti, anche sui social network.

Nelle discussioni a tema #jobsact il premier e le politiche del governo sono chiamate in causa continuamente. Dopo #jobsact, infatti, è #Renzi l’hashtag più diffuso, a conferma della forte personalizzazione che hanno assunto le discussioni sulle iniziative del Governo e del Primo ministro. Va in questa direzione anche la grande presenza di #matteorisponde, nato per creare un collegamento diretto tra Renzi e il popolo dei social.

Gli hashtag #art18, #buonascuola, #voucher richiamano la riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la riforma della scuola e i “buoni lavoro”, ma è uno in particolare il tema che in queste settimane ha quasi monopolizzato il dibattito: il referendum costituzionale del 4 dicembre.

Sia prima della consultazione elettorale, sia dopo la chiusura delle urne, nelle discussioni a tema #jobsact gli hashtag legati al referendum sono stati diffusissimi. Renzi ha puntato sul Jobs Act come strumento di consenso, ma il risultato del referendum ha confermato come la scelta non sia stata delle più azzeccate, e i tweet sono in linea con questo dato. #iovotono è, tra gli hashtag legati al referendum, il più diffuso tra quelli che ricorrono nelle conversazioni Twitter sul Jobs Act. Oltre agli hashtag generici sulla campagna referendaria come #referendumcostituzionale o #costituzione, a #iovotono si affiancano anche #iodicono e #havintolademocrazia, che dopo il referendum è il più diffuso tra coloro che hanno sostenuto le ragioni del No.

Narrativa, elaborazioni dati e grafiche Catchy a cura di Lorenzo Coscarella e Nicola Piras, realizzate nell'ambito del progetto DEEP di Alkemy Lab, in collaborazione con Francesco Nespoli e Kode Solutions.